AURA: Freelancer amante del Giappone

AURA: Freelancer amante del Giappone

Mi chiamo Aura e sono una freelancer digitale.
Mi occupo di design, social media e sviluppo siti web.

Dopo aver lavorato 9 anni per un’azienda di telecomunicazioni a Palermo dove coordinavo un team creativo, ho deciso di dimettermi e aprire la partita iva. Mai scelta fu più azzeccata: la mia vita è cambiata radicalmente. Adesso gestisco il mio tempo, i miei clienti e lavoro viaggiando in giro per il mondo. (Maggiori info su: www.auranuccio.it ) 😉

Da due anni sono COO di Coderblock, startup che si occupa di remote working e aiuta aziende e liberi professionisti del digitale a trovarsi e collaborare all’interno del primo ufficio 3D dedicato a gruppi di lavoro da remoto. (Per saperne di più: https://coderblock.com )

2) Da quando e da dove nasce il tuo amore per il Giappone? E cosa ti ha spinta a conoscere meglio questa terra.

Il Giappone è stato per tanti anni il mio sogno nel cassetto.
Prima di diventare una libera professionista, le mie ferie non mi consentivano di organizzare questo viaggio per come lo avevo in mente. Infatti, per poterlo girare “tutto”, occorrono minimo 15 giorni. Appena ho avuto la possibilità, ne ho subito approfittato: macbook in spalla e via verso la Terra del Sol Levante!

La passione per questa magnifica terra dagli usi e costumi estremamente affascinanti è nata con me, si può dire. Il mio nome “Aura” ha origine da “Flash Gordon”, un fumetto degli anni ’80 di cui mio padre è molto appassionato. E così, quello che penso sia successo, è che l’amore per questo mondo scorra nelle mie vene da sempre, così come il mio nome.

Amo i manga e gli anime e ho un hobby particolare che si chiama “Cosplay” che consiste nel vestirsi e interpretare i panni del tuo personaggio preferito (ed io, di personaggi preferiti, ne ho davvero tanti! Vedere per credere: www.aurarinoa.it). Il Giappone, inutile dirlo, è la patria del cosplay! 😉

3) Raccontaci tutto il meglio di questo stato Insulare dell’Asia Orientale. Cosa ti ha sedotto particolarmente e perché dovremmo visitarlo?

Ci sarebbe davvero tanto da dire e, ancor più, da mostrare!
Una volta rientrata da questo viaggio incredibile ho realizzato una serie di video per documentare la mia trasferta durata quasi un mese, durante la quale ho girato da nord a sud, partendo da Tokyo: la metropoli futuristica della terra del Sol Levante, sino a sud: Hiroshima, Kyoto, Osaka, Nara… dove ho assaporato il Giappone più tradizionale (in tutti i sensi!).
Ho mangiato praticamente qualsiasi cosa e persino dormito in un Ryokan. E’ stato indimenticabile.

Trovate tutto qui:

Perché dovreste visitarlo? Perché l’Oriente è un mondo a parte, estremamente diverso dal nostro e da cui abbiamo davvero tanto da imparare. I suoi templi e la sua cultura vi lasceranno senza fiato. Il Giappone è un viaggio da fare assolutamente, almeno una volta nella vita.

4) Cos’hai provato in una dimensione cosi lontana dalla tua terra?

Il viaggio è stato estenuante ma il pensiero di attraversare il mondo e realizzare il mio sogno mi ha fatto affrontare tutto in modo più leggero.

Ero elettrizzata: “solo” 12 ore di aereo mi separavano dal mio obiettivo. Il trauma di essere lontana da casa si è presto trasformato in adrenalina. Non vedevo l’ora di metter piede all’aeroporto internazionale di Narita, con ben 8 ore di fuso orario.

Lì ogni cosa era una continua scoperta: dall’accoglienza estremamente rispettosa, sino ai distributori automatici e alle ordinatissime code per raggiungere qualsiasi destinazione. Ricordo ancora un aneddoto davvero insolito: quando sono atterrata ho scoperto che il mio bagaglio aveva subìto dei danni, mi sono quindi diretta come di consueto al desk assistenza bagagli dove una signorina giapponese sembrava pronta ad assistermi. Non appena le ho fatto presente il problema, lei è quasi scoppiata in lacrime dicendomi “Mōshiwakearimasen – 申し訳ありません! – I’m sorry – Mi dispiace!” .

E per poco non piangeva sul serio. Mi sembrava così dispiaciuta che ho deciso di tenermi la vaglia rotta e continuare per la mia strada. Che fosse una tecnica brevettata, questo non so dirvelo, ma mi ha fatto così tanta pena che non me la sono sentita. 😂

5) Quale particolare insegnamento ti porterai sempre nel cuore da questo incredibile viaggio? Cosa hai imparato su questa cultura che ignoravi prima di partire?

In Giappone ho davvero riscoperto il significato delle parole “educazione” e “rispetto del prossimo”. Sono anni luce avanti, sia dal punto di vista tecnologico che umano. E’ una cultura strana, a tratti contraddittoria, ma occorre arrivare preparati per poterla apprezzare e rispettare. La precisione, la gentilezza, la pulizia, la dedizione al lavoro, la tecnologia, l’educazione, il silenzio: il Giappone è davvero un paese unico. 


Qualche esempio? Pensate che sulla metro è assolutamente vietato lasciare attiva la suoneria del cellulare (parlare… figuriamoci!). Sui treni regna il più rigoroso silenzio.


Camminare per la strada mano manina con il proprio fidanzato, non sempre viene ben visto;
 indossare maglie che lasciano troppo scoperto il collo o il décolleté, li offende profondamente;
 indossare minigonne cortissime invece, è normale! 🤔 


La cultura dello street food è totalmente differente dalla nostra: se si acquista del cibo in un chioschetto in mezzo alla strada, lo si può consumare solo nel perimetro adiacente allo stesso, senza camminare o allontanarsi troppo. Inoltre, ci sono pochissimi cestini ma a terra è tutto pulitissimo. E’ molto frequente che, vicino ai chioschetti si facciano trovare delle persone munite di sacchetti e fazzoletti umidi per permetterti di gettare i tuoi rifiuti e pulirti le mani dopo aver consumato del cibo da asporto.

Le famose mascherine? Lì le usano da sempre e hanno una duplice utilità: sia per rispetto del prossimo se non si gode di ottima salute (anche per un semplice raffreddore!), sia per camuffare il fatto che moltissime donne arrivano in metropolitana per metà struccate e approfittano del tragitto per farsi belle e arrivare pronte in ufficio.
 


Insomma… senza dubbio degli usi e costumi da conoscere e accettare. Alcuni potrebbero sembrarci assurdi, altri un po’ meno.

6) Quali sono state le difficoltà più grandi?
Ti sei mai sentita “diversa”?

All’inizio… sempre.
Questo perché non mi ero documentata abbastanza, ero troppo concentrata a creare il mio itinerario di posti da vedere, più che a studiare le loro usanze e le loro regole. Cosa che in realtà andrebbe fatta ovunque si decida di andare! Poi ho incontrato un’amica italiana che vive lì da anni, che mi ha svelato buona parte delle cose che ho scritto sopra. Illuminante.
Certo non vivendoci, è difficile abituarsi.

Una grossa difficoltà l’ho riscontrata con l’inglese: alcuni giapponesi (la maggior parte tassisti) quasi si rifiutano di parlarlo anche se lo sanno, perché si aspettano tu ti rivolga a loro in lingua giapponese. Fortunatamente si tratta di casi isolati: abbiamo trovato anche tantissimi tassisti gentili. Cosa molto importante però, se si sale su un taxi occorre avere quanto più possibile le idee chiare o l’indirizzo in mano, se possibile. Loro sono pazienti, ma non amano perdere tempo!

Infine, se avessi saputo che anche gli alberghi lussuosi sono piccolissimi, sarei partita con un solo trolley e cercato di lavare i vestiti più volte in un mese. In certi alberghi c’è a malapena lo spazio per aprire la valigia!

7) Cosa consiglieresti a chi vuole fare un viaggio simile al tuo?

Quello orientale è un popolo ligio al dovere e immensamente rispettoso, delle persone e delle regole. Se decidete di visitare la loro splendida terra, assicuratevi di documentarvi a dovere per arrivare preparati.

Non offendetevi se alcuni giapponesi vi sembreranno freddi e distaccati: loro sono abituati così, lo fanno per rispetto nei vostri confronti e non sempre amano il contatto umano: un sontuoso inchino risulterà molto più gradito di una vigorosa stretta di mano!

8) Pensi che tornerai in questa parte di mondo per conoscerla meglio o andrai oltre?

Assolutamente sì. Anche se ho altre mete in lista altrettanto impegnative alle quali darei la priorità (Australia, ad esempio!), sono certa che se qualcuno mi proponesse di replicare la trasferta, non me lo farei ripetere due volte. Anche perché sì sa, il vero viaggio di scoperta non consiste nel vedere nuove terre ma nell’avere nuovi occhi.


Vi ringrazio di essere arrivati sin qui e vi aspetto sui miei canali social.
Mi trovate un po’ ovunque con il nick
@aurarinoa
See-ya! ^_^

2 pensieri riguardo “AURA: Freelancer amante del Giappone

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